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INTERVISTA AD ERNESTINO RAMELLA

 

In occasione della prossima partita di Como, lo staff di bustocco.it intervista Ernestino Ramella, nelle vesti di doppio ex, attaccante e capitano tigrotto nella stagione 83-84, allenatore dei lariani in diversi periodi negli ultimi anni.

Che giocatore era Ernestino Ramella da Zinasco ?
Un attaccante che poteva fare la prima o la seconda punta, a seconda delle caratteristiche dei compagni di squadra. Non ho mai fatto tanti gol, ma ero bravo negli assist, specialmente grazie al mio buon colpo di testa.


Come si passa da Zinasco, campagna della provincia pavese, al Varese del Commendator Borghi, ovvero Mr. Ignis ?
Era il 69 ed a Pavia c’era un osservatore del Varese, abbiamo fatto il provino in 10, alla fine siamo rimasti in due. Abbiamo fatto un’amichevole con la Primavera del Varese, la nostra squadra faceva la seconda categoria, mentre nella Primavera c’erano elementi come Claudio Gentile, Egidio Calloni e altri; giocai un tempo con la mia squadra e un tempo col Varese.


Quale fu l'impatto con un personaggio come Borghi ?
Bellissimo, paradossalmente i suoi nonni erano di Zinasco, quindi mi prese in simpatia. Quando ci dette il premio promozione, ricordo che volle sapere come avevo speso quei soldi, con i quali presi una macchina usata, una A112, ricordo che era molto contento.


Il Varese a qui tempi aveva un vivaio molto importante, tutti i giovani che venivano da lontano erano sistemati al Collegio De Filippi…
Dove io facevo il capo ehehe. Il primo anno c’era una dependance per 5 giocatori, il secondo una stanza per due giocatori e come compagno avevo Claudio Gentile. Al terzo passammo al vero De Filippi con un camera vera, con armadietto personale. Infine passai ad una stanza con salotto, anticamera, etc. etc... E io facevo il boss. Don Pigionatti diceva a tutti “non fate come Ramella”, non che poi si facesse chissà cosa a quei tempi, rubavo giusto qualche brioche.


Come si arriva in Serie A?
Io dico sempre che nel calcio ci vuole fortuna e io l’ho avuta. Si fece male Libera, un altro era già infortunato, un terzo poi si ruppe il femore. Io ero capocannoniere della Primavera e mi buttarono nella mischia in Serie B e feci 4 gol decisivi, contribuendo alla promozione in Serie A. Probabilmente senza quegli infortuni e squalifiche, non avrei avuto questa possibilità. Lì ho vissuto sicuramente il mio periodo migliore (sei campionati da titolare tra A e B, a Varese con 141 presenze e 26 gol), poi ho avuto un brutto infortunio, a quel punto non mi ha voluto più nessuno, così a 26 anni sono dovuto ripartire dalla Serie C.


Hai qualche rimpianto nella tua carriera?

No, non ho rimpianti, sono soddisfatto di quello che ho fatto, qualcuno mi ha detto i soldi, magari se fossi riuscito a stare più stagioni tra la A e la B, ma i soldi veri nel calcio sono arrivati dopo l’82, ai miei tempi era ancora diverso.

L'approdo alla Pro Patria, nella stagione 83-84, quella dopo la disastrosa retrocessione dalla Serie C1. Il primo impatto con l'ambiente ?
A Busto ho recuperato credibilità, dopo un anno difficile a Novara, dove facevo l’esterno e il trequartista; Soncini mi volle espressamente alla Pro Patria. A 28 anni mi sono rirovato ad essere uno dei più "vecchi" del gruppo se non il più "vecchio.
La fascia da capitano sin dal ritiro, 31 presenze e 8 gol al termine del campionato. Per me è stata una rinascita, mi sono trovato benissimo.

 
Quella Pro partì fortissimo poi alla distanza si spense. Cosa mancò a quella squadra?
La squadra era giovanissima, erano tutti ragazzi a parte io, Sabatini, Grandi ed il portiere Pagani, poi c'erano Corradi, Montanini, De Fraia e Zorzetto, un'età media sui 23/22 anni. Inoltre era completamente nuova perché non erano praticamente rimasti giocatori dalla stagione precedente (19 giocatori ceduti, 18 arrivati) che portò alla retrocessione. Del campionato passato erano rimasti solo in tre, Corradi, Betz e Mazza che aveva fatto il terzo portiere. Partimmo molto bene, in testa dalla prima alla nona giornata. Alla fine del girone di andata eravamo vicini alla zona promozione, poi calammo, credo che la squadra stesse dando più di quanto potesse.
 



La rosa biancoblù per la stagione 1983-84

Nei giorni scorsi è mancato un compagno di quella squadra, Maurizio De Fraia, un ricordo personale?

De Fraia era una persona eccezionale, in campo e fuori, mi è spiaciuto molto vedere che in pochi l’hanno ricordato e che sui giornali ci fossero solo poche righe per lui.

 

Sempre in quella Pro, a fare coppia in attacco con Ramella, c'era tale Walter Sabatini, attuale ds della Roma, che tipo era?

Walter era un grande, faceva gruppo, un incallito fumatore, anche adesso vedo che ogni tanto si nasconde perché deve andare a fumare. Era stato già mio compagno al Varese in Serie B. Un giocatore importante, fisicamente ben messo e con grandi numeri, capace di saltare l’uomo con facilità e creare superiorità. Ora è uno dei migliori direttori sportivi e lo sento ancora 2-3 volte all’anno.

 

Hai chiuso la carriera praticamente a casa nell'Oltrepo…

Si, lì sono stato per 3 anni, 2 da giocatore e l’ultimo da Ds, anche se, a causa di alcuni infortuni, mi fecero giocare 2-3 partite.

 

Veniamo alla tua carriera da allenatore, sei mai stato vicino ad allenare la Pro?
Ho iniziato nel settore giovanile del Varese, poi a Solbiate la mia prima avventura nel calcio professionistico, poi nella città vicino a Busto per tre anni, senza dimenticare Como. Ho il patentino di prima categoria, ma la categoria non è mai stata un problema. Ora sono libero e aspetto una buona occasione in Serie C o in una squadra di D che possa lottare per la promozione. A volte ho rifiutato delle squadre perché mi chiedevano con che modulo avrei giocato. Come si fa a scegliere un allenatore in base a come vuoi vedere giocare la squadra senza che magari ci siano i giocatori adatti per un determinato modulo. Io ho sempre cambiato a seconda del meglio che avevo a disposizione.


Hai avuto anche delle esperienze all’estero, in Messico e Svizzera.
In Messico è uno spettacolo, ho avuto l’opportunità di allenare nazionali messicani e colombiani, di giocare allo stadio Atzeca con 100.000 spettatori, ci sono degli ottimi giocatori con grandi qualità, il loro problema è che dentro gli manca quello stress necessario per fare meglio, per loro vincere o perdere è indifferente. Prima della partita mangiano e bevono come se fossero in terza categoria.
In Svizzera mi sono trovato bene, poi è arrivato un italiano che ha fatto le solite italianate, e infatti sono ultimi in classifica, ma ho avuto la possibilità di allenare un campione del mondo come Zambrotta. Io dico sempre l’allenatore è un uomo solo con la valigia in mano, molto si adattano, io non sono uno che fa compromessi.


A Como hai avuto modo di lavorare con la famiglia Tesoro. Com’è stata la tua esperienza con loro?
Pessima. Eravamo a 29 punti, a 3 punti dalla B. Dopo poco mi hanno sostituito alla guida della prima squadra. Alla fine, visti i risultati negativi con due allenatori esonerati, mi hanno richiamato ed è stata una rivincita. Io non voglio contestare chi mette soldi nel calcio, perché sono pochi, ma quelli non bastano, bisogna essere corretti e competenti, altrimenti non vai da nessuna parte.


Segui la Pro?
La Pro l’ho vista molte volte negli ultimi anni e credo di averla vista perdere una sola volta, vengo spesso perché mi piace venire a Busto. La cosa che mi dispiace è vedere che ancora oggi, come ai miei tempi, manchi un centro sportivo all’altezza. Dappertutto in Svizzera, Messico, Spagna, persino in Portorico ci sono campi dove la prima squadra e le giovanili si possono allenare seriamente senza girovagare per la provincia. Le strutture sono fondamentali se qualcuno oggi vuole investire nel calcio moderno, mi sembra assurdo che a Busto ancora non ci sia niente del genere.




Serie C2, campionato 1987-88, Ramella con la fascia da capitano all'Oltrepo, con tanti tigrotti. In alto a sinistra Massimiliano Caniato. In basso con il pallone Davide Onorini, al suo fianco D'Amico.