-
- PRO PATRIA ET LIBERTATE
-
NEL PASSATO, NEL PRESENTE, NEL FUTURO ERI SEI E SARAI PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI: FORZA PRO PATRIA... PRIMO GRANDE AMORE!
Manca
S
0
0
g
0
0
h
0
0
m
0
0
s
0
0
al prossimo turno
PONTEDERA
PRO PATRIA
-
- Classifica
-
CasateseMerate 3 Castellanzese 3 Lentigione 3 Pistoiese 3 PRO PATRIA 3 Varesina 3 Correggese 1 Crema 1 Pavia 1911 1 Sant'Angelo Lodig. 1 Tropical Coriano 1 Varese 1 Arconatese 0 Cittadella Modena 0 Oltrepo' 0 Pontedera 0 Pro Sesto 0 Solbiatese 0
NEWS
ALMANACCO BIANCOBLU'
Per chi ha i capelli bianchi e ha vissuto l'epopea dell'Italia della guerra e dell'immediata ricostruzione, ogni volta che sente il nome "Toro" non può fare a meno di accostarlo ad una voce che esce da una radio, alla voce di Nicolò Carosio, che iniziava con la cantilena della formazione granata: "Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Ossola, Loik, Gabetto, Valentino Mazzola, Menti".
La mente va a Superga, con la salita al colle, con le prime curve dolci, poi sempre più tortuose, con il trenino a cremagliera che sale a fianco, il piazzale sterrato ed il sentiero pedonale che corre dietro la basilica e dopo una curva sbuca al monumento in pietra grigia, con bordi granata con inciso i nomi dei periti nella tragedia, innalzato esattamente nel punto dell'impatto.... E pochi metri sopra la basilica voluta da Eugenio di Savoia.
In quel punto, il 4 Maggio del 1949, mentre su Torino imperversava il maltempo da alcuni giorni, alle 17.03, il G-212 Fiat di ritorno da Lisbona si schiantava, lasciando senza scampo le 31 persone che trasaportava. Il velivolo, oltre alla rosa dei giocatori del Toro, ai tecnici Erbestein e Lievesley, alcuni dirigenti, ai membri dell'equipaggio, aveva a bordo i giornalisti, Luigi Cavallero, Renato Tosatti (padre di Giorgio a sua volta giornalista e commentatore televisivo) e Vittorio Casalbore fondatore di Tuttosport. Per una tragica ironia della sorte, il pilota dell'aereo, che si schiantò contro il terrapieno della Basilica di Superga, si chiamava Pierluigi Meroni; un nome che sul finire degli anni 60' segnerà un'altra tragedia granata.
Un attimo prima, 20 ragazzi dai 21 ai 33 anni erano il Torino, anzi “Il Grande Toro”, che tornava da una partita amichevole in Portogallo per celebrare Ferriera, un amico di Capitan Valentino che abbandonava il calcio giocato, alle 17.03 erano diventati mito, non più solo uomini e calciatori; una tragedia replicata purtroppo nel 58, quando l'aereo del Manchester United si schiantò sulla pista di decollo e molti dei “Busby's babes” perirono.
Quel Toro, era una squadra formidabile, costruita nel tempo con meticoloso lavoro e passione da parte del Presidente Ferruccio Novo. Un gruppo quello granata capace di imprese che suscitarono tanto genuino entusiasmo ed ammirazione per molti anni, quanto tanto fu il dolore e la costernazione per la loro disgrazia.
L'implicazione sociale e culturale di quel Toro fu forte, forse superiore a quella di Coppi-Bartali, che in un'Italia uscita stremata, affamata e sconfitta dalla seconda guerra mondiale, diedero un filo di speranza e consegnarono attimi di felicità. La grandezza della squadra granata prendeva vita e forza dalle radici stesse dei calciatori, tutti avevano vissuto la guerra, venivano da campionati e viaggi disastrosi, da nottate passate nei rifugi antiaerei, erano uomini temprati, che facevano del calcio un lavoro vero, ma che con esso rappresentava un momento di spensieratezza, di giovinezza, di voglia di vivere, che la guerra aveva soffocato, dando nel contempo gioia e speranza ai tifosi che si identificavano in loro.
Una sottile linea unisce i biancoblù ai granata. L'allenatore che mise le basi per quel Toro, fu il magiaro Andreas Kuttik, primo storico allenatore e primo straniero della Pro, arrivato a Busto negli anni 20, e che condusse i biancoblù alla prima promozione nella massima serie. Kuttik guidò il Torino una prima volta nel 1940 poi nel 1943, vincendo il primo scudetto di quel ciclo granata.
La mente va a Superga, con la salita al colle, con le prime curve dolci, poi sempre più tortuose, con il trenino a cremagliera che sale a fianco, il piazzale sterrato ed il sentiero pedonale che corre dietro la basilica e dopo una curva sbuca al monumento in pietra grigia, con bordi granata con inciso i nomi dei periti nella tragedia, innalzato esattamente nel punto dell'impatto.... E pochi metri sopra la basilica voluta da Eugenio di Savoia.
In quel punto, il 4 Maggio del 1949, mentre su Torino imperversava il maltempo da alcuni giorni, alle 17.03, il G-212 Fiat di ritorno da Lisbona si schiantava, lasciando senza scampo le 31 persone che trasaportava. Il velivolo, oltre alla rosa dei giocatori del Toro, ai tecnici Erbestein e Lievesley, alcuni dirigenti, ai membri dell'equipaggio, aveva a bordo i giornalisti, Luigi Cavallero, Renato Tosatti (padre di Giorgio a sua volta giornalista e commentatore televisivo) e Vittorio Casalbore fondatore di Tuttosport. Per una tragica ironia della sorte, il pilota dell'aereo, che si schiantò contro il terrapieno della Basilica di Superga, si chiamava Pierluigi Meroni; un nome che sul finire degli anni 60' segnerà un'altra tragedia granata.
Un attimo prima, 20 ragazzi dai 21 ai 33 anni erano il Torino, anzi “Il Grande Toro”, che tornava da una partita amichevole in Portogallo per celebrare Ferriera, un amico di Capitan Valentino che abbandonava il calcio giocato, alle 17.03 erano diventati mito, non più solo uomini e calciatori; una tragedia replicata purtroppo nel 58, quando l'aereo del Manchester United si schiantò sulla pista di decollo e molti dei “Busby's babes” perirono.
Quel Toro, era una squadra formidabile, costruita nel tempo con meticoloso lavoro e passione da parte del Presidente Ferruccio Novo. Un gruppo quello granata capace di imprese che suscitarono tanto genuino entusiasmo ed ammirazione per molti anni, quanto tanto fu il dolore e la costernazione per la loro disgrazia.
L'implicazione sociale e culturale di quel Toro fu forte, forse superiore a quella di Coppi-Bartali, che in un'Italia uscita stremata, affamata e sconfitta dalla seconda guerra mondiale, diedero un filo di speranza e consegnarono attimi di felicità. La grandezza della squadra granata prendeva vita e forza dalle radici stesse dei calciatori, tutti avevano vissuto la guerra, venivano da campionati e viaggi disastrosi, da nottate passate nei rifugi antiaerei, erano uomini temprati, che facevano del calcio un lavoro vero, ma che con esso rappresentava un momento di spensieratezza, di giovinezza, di voglia di vivere, che la guerra aveva soffocato, dando nel contempo gioia e speranza ai tifosi che si identificavano in loro.
Una sottile linea unisce i biancoblù ai granata. L'allenatore che mise le basi per quel Toro, fu il magiaro Andreas Kuttik, primo storico allenatore e primo straniero della Pro, arrivato a Busto negli anni 20, e che condusse i biancoblù alla prima promozione nella massima serie. Kuttik guidò il Torino una prima volta nel 1940 poi nel 1943, vincendo il primo scudetto di quel ciclo granata.
Quell'aereo che si schiantò su "Superga" doveva atterrare in realtà a "La Malpensa", ovvero aeroporto della città di Busto Arsizio a tutti gli effetti, dove nei piani iniziali dal ritorno da Lisbona, doveva esserci il pullman, il famoso "Conte rosso", pronto per riportarli a casa.

Su quel volo in partenza per Lisbona, doveva salire l'asso magiaro Ladislav Kubala, in quel periodo alla Pro Patria, ma senza poterlo schierare nelle gare di campionato, per un veto imposto dal regime comunista ungherese.
Kubala venne invitato dai granata, per la gara in terra lusitana, anche per poterlo testare in vista di un eventuale trasferimento.
Alla vigilia della partenza per il Portogallo, Kubala scoprì che sua moglie e suo figlio erano riusciti a scappare dall'Ungheria, arrivando in Italia. Cambiò in fretta, i propri piani non imbarcandosi più per Lisbona con Valentino Mazzola e gli altri, per riabbracciare i propri familiari; invece di salire sull’aereo, si recò a Udine.
Per molti dei nostri padri e nonni ci sono due squadre del cuore la Pro e il Toro, per la grinta, la caparbietà che contraddistingueva le due squadre al tempo e per cosa rappresentavano in quel particolare momento storico, per la passionalità che accomuna le due tifoserie, per i due animali eletti a simbolo, la tigre ed il toro, animali forti e coraggiosi e per diversi episodi. Come quando nel periodo di guerra, il campionato venne sospeso e nel Nord Italia ci fu una sorta di torneo alternativo, a Busto c'era la squadra del "Bar Fiume" che nel 43 raccolse diversi giocatori granata come Valentino Mazzola, Eusebio, Castigliano, Ossola, a cui si aggiunsero l'ex Inter e Pro Patria Annibale Frossi, con i tigrotti Molina e Turconi.

La prima volta che la Pro incontrò "Il Grande Toro" fu a Busto, il 19 Ottobre del 47, per la 6^ giornata di campionato. La Pro era appena tornata in Serie A, tanta era l'attesa per l'evento, che la partita che ebbe inizio con mezz'ora di ritardo, per aspettare l'arrivo di tutti i treni che portavano i tifosi biancoblù, che avevano letteralmente invaso lo stadio, portando circa 26.000 persone sugli spalti, del vecchio comunale.
I tigrotti partirono forte e misero in seria difficoltà i granata; subito in apertura ci fu un discusso fallo su Antoniotti (in area o fuori?); poi lo stesso "Lello", Turconi e Cavigioli, crearono pericoli a Bacigalupo; una partita bella, intensa e vibrante che sembrava destinata a chiudersi sullo 0-0, ma a meno di 15 minuti dalla fine "Capitan Valentino" si arrotolò le maniche della maglia granata, era il segnale che faceva uscire il vero Toro e fu così. 2-0, in 180 secondi di gioco, negli ultimi sei minuti di gara per i granata, che vinsero come dovevano e come solo loro potevano e sapevano fare. Alla fine i giocatori della Pro, per come giocarono e come tennero testa ai granata, ebbero dal Presidente Formenti, il premio partita, come se avessero vinto.

Antoniotti a terra in area dopo il fallo con le proteste per il rigore

Gabetto tra i difensori della Pro


Nei disegni di Silva, le due reti del Torino

21 Marzo 1948, Gabetto, sullo destra il tigrotto Ceriotti. Si ringrazia la Sig.ra Giulia Gabetto per la concessione
Il 19 Settembre 1948, prese il via il campionato 1948-49, al mitico “Filadelfia”, la Pro venne sconfitta per 4-1. Squadre senza i rispettivi storici capitani, per i granata Valentino Mazzola, per i biancoblù Alfonso Borra, privi anche del mancino Candiani in attacco. Durante un'azione di alleggerimento verso Bacigalupo il difensore Sauro Tomà, s'infortunò al ginocchio sinistro. Un problema che si porterà dietro a lungo e che gli farà saltare la trasferta in Portogallo, che costò la tragedia aerea di Superga, rendendolo così l'unico sopravvissuto della grande squadra. Diventandone poi testimone con libri, presenze, conferenze, interviste, fino alla sua scomparsa il 10 aprile 2018, a 92 anni.
.jpg)
Il granata Tomà tra i difensori della Pro (19 settembre 1948: Torino - Pro 4-1)
La gara di ritorno si disputò in un freddo 9 Gennaio 1949, con la neve a bordo campo. Anche quella volta il comunale di Busto Arsizio era affollato in ogni ordine di posto e più. Si andava ben oltre il tutto esaurito, con tantissima gente fuori dalle mure di cinta. Una straordinaria muraglia umana dentro.
Non c'era "il gioiellino" Lello Antoniotti, già colpito dalla pleurite, ma l'attacco tigrotto presentava il mancino bustocco Enrico Candiani con Turconi, Molina e Bertoloni. Partita subito tirata, pubblico biancoblù a sostenere la squadra verso l'impresa ma al 28' il boemo Schubert porta in vantaggio i granata, per quello che sarà il suo unico gol con la maglia del Torino. I tigrotti, lottano, cercano la rimonta, quanto meno il pari, ma "Il Grande Torino" è "Il Grande Torino", sta andando a vincere il suo quarto scudetto di fila e vola già verso il suo destino.
A fine gara la Pro Patria esce tra gli applausi scroscianti del suo pubblico, applausi e ovazioni anche per il Toro, che è più di una squadra di calcio. E' un simbolo.

Angelo Turconi e Valentino Mazzola

9 Gennaio 1949, Rigamonti ferma Borra in spaccata. Dietro la muraglia umana dello stadio di Busto

9 Gennaio 1949, Ballarin ostacola Candiani, mentre Bacigalupo blocca in uscita

9 Gennaio 1949, Azzimonti e Pozzi, a chiudere su cross di Menti
Dopo la tragedia diversi furono i giocatori della Pro che vestirono la maglia del Toro per contribuire alla ricostruzione della squadra granata come Quinto Bertoloni, Beniamino “Jo” Santos, Emidio Cavigioli, Piero Pozzi, Lello Antoniotti e Paolo Marcora.
Il filo che lega la Pro ai granata continua e segna una tappa importante il 6 Giugno 1954, quando a Roma nello stadio intitolato al “Grande Torino” (ora Flaminio) i biancoblù sconfissero nello spareggio per la promozione in Serie A, il Cagliari per 2-0 con doppietta di Mannucci e tornarono nella massima serie.
Un filo che continuo che porta a Romano Cazzaniga portiere della Pro e poi secondo di Castellini nella stagione dello scudetto poi a sua volta vice di Gigi Radice. A Bersellini, prima giocatore tigrotto poi amato tecnico granata. A quello che rimane il centravanti biancoblù più amato degli ultimi decenni Giancarlo Bardelli, arrivato a Busto con altri granata come Riccardino e Bernardi, poi nella metà degli anni 80 Zagaria e Borroni, per continuare con Porfido, Mariani e Zaffaroni che hanno fanno parte del grande vivaio guidato da Vatta. Quindi con Paolo Di Sarno, portiere delle prime stagioni in C1 e delle due finali di Coppa Italia di categoria oltre a Patrizio Sala, mediano dell'ultimo scudetto granata, allenatore biancoblù nel periodo da dicembre 2003 al giugno 2005. Un filo lungo che lega purtroppo anche diverse tragedie da Jo Santos, a Meroni passando per Barison, a Cecotti.
Tutti i giocatori del “Grande Torino” hanno avuto uno stadio a loro nome, ad esempio il Franco Ossola a Varese, il Dino Martelli a Mantova, Rigamonti a Brescia, il Menti a Vicenza, manca clamorosamente invece uno stadio intitolato a Valentino Mazzola, uno dei più grandi interpreti del calcio nazionale, un calciatore di assoluto livello mondiale.
Campionato 1947-48
Busto Arsizio, 19 Ottobre 1947 - 6^ giornata
Pro Patria-Torino 0-2: 84' Mazzola, 87' Menti
PRO PATRIA: Uboldi, Azzimonti, Patti, Borra, Fossati, Martini, Colpo, Turconi, Antoniotti, Molina, Cavigioli - All. Aldo Biffi
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris - All. Mario Sperone / DT Roberto Copernico
Arbitro: Sig. Vittorio Pera di Firenze
Torino, 21 Marzo 1948, Stadio “Filadelfia” - 27^ giornata
Torino - Pro Patria 4-1: 38' Ossola, 49' Loik, 50' Grezar, 52' Menti, 83' rig. Turconi (Pro) .
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Tomà, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola - All. Mario Sperone / DT Roberto Copernico
PRO PATRIA: Visco, Azzimonti, Patti, Borra, Fossati, Ceriotti, Cavigioli, Turconi, Molina, Bonelli, Candiani - All. Aldo Biffi
Arbitro: Sig. Giuseppe Parpaiola di Padova
Campionato 1948-49
Torino 19, Settembre 1948 - “Stadio Filadelfia” - 1^ giornata
Torino - Pro Patria 4-1: 23' Ossola, 56' rig. Menti, 72' Gabetto, 87' Turconi (Pro), 89' Grezar
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Tomà, Martelli, Rigamonti, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Castigliano, Ossola - All. Leslie Lievesley / DT Egri Erbstein
PRO PATRIA: Visco, Azzimonti, Patti, Bianchi, Fossati, Pozzi, Oldani, Turconi, Antoniotti, Molina, Garay - All. Aldo Biffi
Arbitro: Sig. Giuseppe Boffardi di Genova
Busto Arsizio, 9 Gennaio 1949 - 20^ giornata
Pro Patria - Torino 0-1: 28' Schubert
PRO PATRIA: Visco, Azzimonti, Patti; Borra, Fossati, Pozzi; Toros, Turconi, Molina, Bertoloni, Candiani - All. Aldo Biffi
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Martelli, Menti, Bongiorni, Gabetto, Mazzola, Schubert - All. Leslie Lievesley / DT Egri Erbstein
Arbitro: Sig. Generoso Dattilo di Roma

9 Gennaio 1949, Rigamonti ferma Borra in spaccata. Dietro la muraglia umana dello stadio di Busto

9 Gennaio 1949, Ballarin ostacola Candiani, mentre Bacigalupo blocca in uscita

9 Gennaio 1949, Azzimonti e Pozzi, a chiudere su cross di Menti
Dopo la tragedia diversi furono i giocatori della Pro che vestirono la maglia del Toro per contribuire alla ricostruzione della squadra granata come Quinto Bertoloni, Beniamino “Jo” Santos, Emidio Cavigioli, Piero Pozzi, Lello Antoniotti e Paolo Marcora.
Il filo che lega la Pro ai granata continua e segna una tappa importante il 6 Giugno 1954, quando a Roma nello stadio intitolato al “Grande Torino” (ora Flaminio) i biancoblù sconfissero nello spareggio per la promozione in Serie A, il Cagliari per 2-0 con doppietta di Mannucci e tornarono nella massima serie.
Un filo che continuo che porta a Romano Cazzaniga portiere della Pro e poi secondo di Castellini nella stagione dello scudetto poi a sua volta vice di Gigi Radice. A Bersellini, prima giocatore tigrotto poi amato tecnico granata. A quello che rimane il centravanti biancoblù più amato degli ultimi decenni Giancarlo Bardelli, arrivato a Busto con altri granata come Riccardino e Bernardi, poi nella metà degli anni 80 Zagaria e Borroni, per continuare con Porfido, Mariani e Zaffaroni che hanno fanno parte del grande vivaio guidato da Vatta. Quindi con Paolo Di Sarno, portiere delle prime stagioni in C1 e delle due finali di Coppa Italia di categoria oltre a Patrizio Sala, mediano dell'ultimo scudetto granata, allenatore biancoblù nel periodo da dicembre 2003 al giugno 2005. Un filo lungo che lega purtroppo anche diverse tragedie da Jo Santos, a Meroni passando per Barison, a Cecotti.
Tutti i giocatori del “Grande Torino” hanno avuto uno stadio a loro nome, ad esempio il Franco Ossola a Varese, il Dino Martelli a Mantova, Rigamonti a Brescia, il Menti a Vicenza, manca clamorosamente invece uno stadio intitolato a Valentino Mazzola, uno dei più grandi interpreti del calcio nazionale, un calciatore di assoluto livello mondiale.
Campionato 1947-48
Busto Arsizio, 19 Ottobre 1947 - 6^ giornata
Pro Patria-Torino 0-2: 84' Mazzola, 87' Menti
PRO PATRIA: Uboldi, Azzimonti, Patti, Borra, Fossati, Martini, Colpo, Turconi, Antoniotti, Molina, Cavigioli - All. Aldo Biffi
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris - All. Mario Sperone / DT Roberto Copernico
Arbitro: Sig. Vittorio Pera di Firenze
Torino, 21 Marzo 1948, Stadio “Filadelfia” - 27^ giornata
Torino - Pro Patria 4-1: 38' Ossola, 49' Loik, 50' Grezar, 52' Menti, 83' rig. Turconi (Pro) .
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Tomà, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola - All. Mario Sperone / DT Roberto Copernico
PRO PATRIA: Visco, Azzimonti, Patti, Borra, Fossati, Ceriotti, Cavigioli, Turconi, Molina, Bonelli, Candiani - All. Aldo Biffi
Arbitro: Sig. Giuseppe Parpaiola di Padova
Campionato 1948-49
Torino 19, Settembre 1948 - “Stadio Filadelfia” - 1^ giornata
Torino - Pro Patria 4-1: 23' Ossola, 56' rig. Menti, 72' Gabetto, 87' Turconi (Pro), 89' Grezar
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Tomà, Martelli, Rigamonti, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Castigliano, Ossola - All. Leslie Lievesley / DT Egri Erbstein
PRO PATRIA: Visco, Azzimonti, Patti, Bianchi, Fossati, Pozzi, Oldani, Turconi, Antoniotti, Molina, Garay - All. Aldo Biffi
Arbitro: Sig. Giuseppe Boffardi di Genova
Busto Arsizio, 9 Gennaio 1949 - 20^ giornata
Pro Patria - Torino 0-1: 28' Schubert
PRO PATRIA: Visco, Azzimonti, Patti; Borra, Fossati, Pozzi; Toros, Turconi, Molina, Bertoloni, Candiani - All. Aldo Biffi
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Martelli, Menti, Bongiorni, Gabetto, Mazzola, Schubert - All. Leslie Lievesley / DT Egri Erbstein
Arbitro: Sig. Generoso Dattilo di Roma
← archivio news


