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NEWS

ALMANACCO BIANCOBLU'

 

Miskolc (Ungheria), 9 dicembre 1922

New York (USA), 4 novembre 1976

 

Vinyei è stato un giocatore decisamente in anticipo rispetto ai tempi, in grado di contribuire allo sviluppo del ruolo di terzino sinistro e ad un primo concetto di calciatore "totale", poliedrico, ambidestro ma con una preferenza per il mancino, in grado di svolgere con eguale bravura entrambe le fasi, pronto in marcatura ma anche a spingere in avanti come ala. Considerato uno dei migliori interpreti del ruolo del periodo, ritenuto un vero precursore di terzino fluidificante. Il suo calcio potente, la sua prorompente fisicità, unito al sua senso tattico ne fecero un calciatore universale.

 

Jenő Eugen Vinyei, nasce a Miskolc (Ungheria), città di frontiera a 200 km a nord di Budapest, in una regione di confine nota come anche come Rutenia, stretta tra quattro nazionalità: ungherese, slovacca, ucraina e rumena.

Vinyei mosse i primi passi da calciatore nelle file dell’MTK di Budapest, formazione storica del calcio magiaro nei primi anni del 900, da dove arrivarono anche due importanti pilastri della storia biancoblu, Andràs Kuttik e Imre Janos Bekey.

A seguito dei vari scombussolamenti geopolitici del tempo, espatriò in Cecoslovacchia, dove, come tanti altri, per ottenere il tesseramento nello Jednota di Kosice, fu costretto a cambiare nome, diventando Eugen Prošovský, approdando anche in Nazionale, giocando due incontri contro Francia ed Austria. Ancora oggi è un calciatore dalla doppia identità, per l'Ungheria è Jenő Eugen Vinyei, mentre per la Cechia e la Slovacchia figura come Eugen Prošovský. Viney si mette in evidenza comunque, dimostrando di essere un difensore di levatura internazionale, capace di coprire più ruoli. Al termine del secondo conflitto mondiale, diverse squadre lo cercano, ma preferisce rimanere a Kosice. La situazione precipita anche nel suo nuovo paese di adozione, così cercò una nuova squadra. Tramite i buoni rapporti con Bekey, furono i dirigenti della Pro Patria a portarlo in Italia nell'estate del 1949, con il suo connazionale ungherese István Turbéky.

 

Con la maglia dei tigrotti si mette in evidenza per il suo fisico, spesso gli attaccanti gli rimbalzavano letteralmente addosso, ma anche per la classe, visione di gioco, entrambi i piedi educati, un terzino col “mordente dell’attaccante”, come scrivevano i giornali dell’epoca. Ferreo e anche irruente nella marcatura come esigeva il ruolo nel Sistema, appena poteva si lanciava in avanti, una rarità per un terzino-difensore negli anni ’50, sfornando assist con le sue incursioni sulla fascia e non disdegnando il tiro a rete direttamente. Diventava una vera e propria arma in più, con le sue punizioni dalla distanza, lasciando spesso partire dei bolidi imprendibili.

Spiccato senso tattico, un tiro talmente potente da essere utilizzato per i lanci lunghi e precisi ai vari Barsanti, La Rosa, Guarnieri, Cavigioli, Bertoloni e Mannucci, ribaltando completamente il fronte del gioco. Nella Pro Patria giocò spesso anche come esterno alto oppure come regista difensivo, alternandosi con Borra, anticipando molti movimenti del futuro libero di costruzione o del playmaker davanti alla difesa alla Pirlo, grazie anche alle intuizioni di Giuseppe Meazza.

Fa il suo esordio in maglia biancoblu, con Turbeky alla prima giornata del campionato 1949-50, l'11 settembre 1949, in Roma-Pro Patria 2-0, poco prima di compiere 27 anni. Gioca tutta la stagione da titolare con 37 presenze, è uno dei protagonisti della formazione allenata da Peppino Meazza, che raggiunge l'undicesimo posto al termine del campionato. Segna anche un gol, il 12 marzo 1950, all'89 di gioco, dando la vittoria alla Pro in casa sul Padova.

Nel campionato successivo 1950-51, è sempre protagonista con 31 gare giocate e ancora una marcatura, quella realizzata il 15 ottobre 1950 al 55' minuto in Pro Patria - Inter 2-0. Ancora una volta rete realizzata dopo quella di Giobatta Martini.

A fine stagione, con lo scossone societario alla Pro, con l'abbandono del presidente Peppino Cerana, passa al Napoli, dietro un buon compenso economico per le casse biancoblu.

A volerlo è Eraldo Monzeglio, bi-Campione del Mondo con Meazza nel 1934 e nel 1938, da due stagioni allenatore dei partenopei. Con lo stesso instaura un ottimo rapporto, probabilmente facilitato dal fatto che anche Monzeglio era stato un terzino di caratura mondiale. Quest'ultimo, accorgendosi dell'abilità di lettura delle situazioni in campo, lo schiera anche come libero, potendo così contare su una grande qualità in fase di costruzione e su un solido baluardo in fase difensiva. Viene schierato anche come centravanti in una gara contro l'Atalanta, riuscendo a trovare la via della rete.

Nell'estate del 1955, a 33 anni lascia il Napoli dopo quattro stagioni, fatte da 124 presenze e 5 gol, imponendosi come tra i terzini più apprezzati nella storia della squadra azzurra, passando alla SPAL del presidente Paolo Mazza. A Ferrara vive una nuova giovinezza, impreziosita dal ruolo di capitano e da quello di uomo designato per i calci piazzati. Nella formazione estense forma una solida coppia difensiva con Alberto Delfrati, anche lui prelevato dai partenopei.

Durante la sua esperienza in Emilia si toglie anche la soddisfazione di segnare al Napoli il più classico del gol dell'ex, nella partita giocata a Ferrara il giorno di Natale del 1955. Nell'estate del 1957 dopo 243 partite e 12 gol abbandona la Serie A per tentare l'avventura negli Stati Uniti, cercando di promuovere il soccer tra New York e Philadelphia. Si spegne a New York poco prima di compiere i 54 anni.

Nella sua prima stagione alla Pro Patria, datata 1949-50 con l'ungherese Turbeky, fu fondamentale per l'arrivo di Laslo Kubala in biancoblu. Il presidente Peppino Cerana diede ai due il compito di convincere l'asso magiaro ad accettare la corte dei tigrotti, cosa che avvenne in poco tempo, stabilendosi proprio con i due connazionali. Poi il talento di Kubala, prese purtroppo altre vie e fece le fortune del Barcellona e non della Pro Patria.

 

Pro Patria 1949-50

 

Da sinistra a destra, Meazza, Vinyei e Kubala, all'esterno degli spogliatoi a Busto Arsizio
 

Il trio ungherese alla Pro Patria, da sinistra a destra Vinyei, Kubala, Turbeky in un'amichevole a Lugano

1 ottobre 1950, Pro Patria - Atalanta 2-0

 

Vinyei in contrasto su Benito Lorenzi a Busto

 

La fisicità di Vinyei, qui con la maglia della SPAL

 

 

 

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